l’uomo e la miniera

Perticara e la sua miniera

Fino a non pochi anni prima, quella di Perticara era considerata la miniera di zolfo più grande d’Europa: oltre 1600 persone erano occupate negli impianti minerari di questo piccolo paese, anche l’indotto era notevole e in molti arrivavano da tutta Italia per ottenere un lavoro sicuro e ben retribuito. Fin dal 1917, quando la società Montecatini rilevò la concessione per lo sfruttamento del giacimento di Perticara e si incrementarono le coltivazioni di minerale nel sottosuolo, si intravidero i primi segni della modernità: arrivò l’energia elettrica, prima solo per i cantieri industriali poi anche per le civili abitazioni, si costruì il primo acquedotto e le case, almeno quelle destinate ai dirigenti e agli impiegati, furono dotate di servizi igienici, acqua corrente e telefono. In poco tempo gli scaffali dei negozi e della cooperativa di consumo si riempirono di generi alimentari fino ad allora sconosciuti o irreperibili, come l’olio di oliva, il burro in panetti, la carne di vitello, il vermouth, le confetture in barattolo, il caffè, i cioccolatini. Nei bar più moderni si sorseggiavano liquori e aperitivi assistendo alle prime trasmissioni televisive. Il piccolo ospedale costruito fra Perticara e il Cantiere Certino era ben raggiungibile anche dai minatori infortunati sul lavoro.
I quattro cinema e i due teatri proponeva spettacoli di ottimo livello e proiettavano pellicole cinematografiche di film di ultima uscita. In estate si esibiva la Banda Musicale dei Minatori e non mancavano mai occasioni per fare festa e socializzare. La biblioteca del dopolavoro aziendale offriva occasioni di relax, e lo stimolo per imparare a leggere e a scrivere. La vita trascorreva frenetica, i tempi e i ritmi erano scanditi dai turni di lavoro, la sirena del Certino, il giorno di paga, i rumori dei cantieri con l’odore acre dello zolfo che aleggiava sulla campagna, il cigolare della teleferica, i camion che riempivano le strade fangose in inverno e polverose d’estate. Il tessuto economico nato attorno ai centri minerari era di tipo moderno ed industriale, un modello diffuso nel resto dell’Italia solo a partire dagli anni cinquanta quando esplose il boom economico. La vera novità era la cospicua paga mensile dei minatori, che in pochi decenni creò un benessere generale cancellando gli ultimi segni di arretratezza delle vita rurale. Il lavoro in miniera però era davvero pesante e spesso anche pericoloso, e causò la morte di numerosi minatori: il buio, la polvere, la fatica, i crolli…il mestiere del minatore fu sicuramente uno dei più faticosi del mondo, erano fortunati coloro che ogni giorno quando potevano tornare all’aria e alla luce alla fine del loro turno, si viveva in un mondo dove mancava lo scorrere del giorno e della notte e delle stagioni, spingendosi nei meandri delle gallerie scavate nelle viscere della terra alla rincorsa dello zolfo.

La chiusura della miniera

Un giorno di aprile del 1964: gruppi di operai e minatori tristi e pensierosi sostano nei cantieri, in prossimità dei pozzi e delle discenderie preoccupati per il loro futuro. I rumori intorno a loro si fanno più fievoli, le officine e le falegnamerie lavorano ormai poco, in superficie arriva poco zolfo e i calcaroni stanno ultimando ormai gli ultimi cicli di fusione, tanti sono già vuoti e non saranno più riaccesi. L’allegria che fino a qualche tempo prima riempiva l’aria del fine turno ora è assente, i mormorii e il nervosismo la fanno da padrone, tanti minatori sono già partiti e quelli rimasti sanno che presto dovranno andarsene. Qualcuno racconta di aver sentito dire che la società Montecatini avrebbe cambiato idea. Purtroppo non andò così e, dopo poco tempo, la miniera venne chiusa. Perfino in paese i toni sono più pacati: il centro abitato si svuota e un vero e proprio dramma sta colpendo Perticara, in tanti caricano le valigie assieme alle poche masserizie su qualche mezzo di fortuna e vanno incontro al loro destino verso il nord Italia.

Banda Musicale Minatori Perticara

Il primo complesso bandistico nacque nel  8 settembre 1860, formato completamente da minatori. Col tempo si costituì anche un secondo nucleo bandistico con sede a Perticara e ben presto la rivalità e la competizione divennero all’ordine del giorno, ma la società filarmonica seppe comunque gestire e mantenere le due bande musicali. Dopo molti decenni di antagonismo, l’ingegner Valsecchi riuscì nell’intento di unire i due complessi bandistici, e l’evento fu festeggiato il giorno di san Martino del novembre del 1929. La crisi legata alla chiusura della miniera investì anche la Banda Musicale il cui organico era formato soprattutto da quei minatori che ora erano costretti a cercare lavoro altrove. Il temperamento dei perticaresi, decisi a non perdere una tale tradizione, si mobilitò alla riorganizzazione della banda e all’istituzione di corsi musicali indispensabili per la diffusione della cultura musicale e il rimpiazzo di tutti quei musicisti che avevano dovuto abbandonare il paese. Fra mille difficoltà la Banda riuscì a superare i momenti difficili e a recuperare la sua storica importanza e nell’agosto del 2010 la Banda Musicale Minatori Perticara ha festeggiato i suoi 150 anni di attività.

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