La miniera

L’uomo e lo zolfo

Il legame fra l’uomo e lo zolfo si perde nella notte dei tempi: gli archeologi hanno ipotizzato che gli antichi romani, se non addirittura le popolazioni della tarda età del bronzo, lo utilizzassero per la concia del pellame e per sbiancare i tessuti. In antichità le popolazioni della zona di Perticara si limitarono alla raccolta del minerale che affiorava naturalmente lungo il corso del torrente Fanante, ma con la scoperta della polvere da sparo cominciò l’avventura dell’uomo nelle viscere della terra alla rincorsa della roccia solfurea, come indirettamente attestato anche dalla presenza di mulini per la produzione di polvere pirica a Novafeltria e Campiano di Talamello. Dal XVII secolo appaiono le prime sporadiche notizie di qualche attività mineraria e dal XVIII secolo si succedettero numerose proprietà in loco allo sfruttamento dei filoni di zolfo di Perticara e della Marazzana: la famiglia Masi, il conte Giovanni Cisterni (che realizzò anche una raffineria di zolfo a Rimini), la Società Picard, la Società Anonima delle Miniere Solfuree di Romagna e la Trezza Albani, si susseguirono alla guida dell’attività estrattiva dello zolfo, fra sviluppo tecnologico e crisi ricorrenti. Furono scavati i primi grandi pozzi e la miniera si spinse sempre più in profondità, nel 1850 per la fusione dello zolfo furono costruiti i primi calcheroni a rimpiazzare sistemi più obsoleti e dal 1880 entrarono in funzione i primi forni Gill.

Nel 1917 la Società Montecatini acquistò la concessione per lo sfruttamento del giacimento di zolfo di Perticara a prezzi fallimentari: si avviò così la più importante industria della zona con migliaia di uomini impegnati a scavare decine di chilometri di gallerie. Il ritmo produttivo dell’estrazione mineraria scandì la vita di intere generazioni: nel 1938 lo stabilimento di Perticara raggiunse l’apice dell’attività estrattiva con produzioni di zolfo greggio che sfiorarono le 50.000 tonnellate e l’impiego di oltre 1600 dipendenti. Dal secondo dopoguerra iniziò un lento declino: la concorrenza di paesi esteri che producevano lo zolfo con metodi alternativi e a prezzi più concorrenziali, il lento esaurimento dei giacimenti, il superamento tecnologico e il sempre più importante interesse della Montecatini per il settore chimico portarono alla drammatica chiusura della miniera di Perticara nel 1964.

La miniera oggi

Il fascino del mistero e del sottosuolo, la riscoperta del patrimonio e il desiderio di ritrovare il luogo perduto della miniera nascosta sotto il paese di Perticara e repentinamente sigillata nel 1964, ha portato, negli anni Ottanta, alla riapertura della discenderia Fanante. Questo ha permesso di organizzare indagini speleologiche mirate al monitoraggio del sottosuolo, allo scopo di conoscere lo stato di stabilità della miniera in vista di una sua riapertura a scopo turistico e scientifico. La pericolosità causata dai diffusi crolli e dalla mancanza di areazione che provoca bassi tenori di ossigeno e notevoli quantità di gas tossici, ha limitato le indagini a pochi metri di galleria: la riapertura della miniera rimane ancora un desiderio lontano, ma la ricerca di nuovi mezzi per la messa in sicurezza del sottosuolo continua.

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